Coppie gay parte 2: il vero problema è imitare gli schemi eterosessuali

Molti dei problemi di coppia che pensate di aver non esistono! Siete voi stessi a causarli...

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Dicevamo (nella parte 1 >>> QUI) che non sempre è vero che i problemi delle coppie etero sono gli stessi delle coppie gay.

Infatti, ai problemi che derivano dai ruoli mentali che adottano i membri della coppia e già discussi nella prima parte di questo report, si aggiungono i problemi che a volte derivano dai ruoli rivendicati dai membri dei membri della coppia (gioco di parole stupido) che, col tempo si sa, possono variare. Proprio due sere addietro, un caro amico di Mayor venuto a cena da noi ha riassunto il concetto così: «Il problema sai qual è?» sguardo serio che più serio non l’avevo mai visto «È che le attive sono versatili, le versatili sono passive, e le passive sono le uniche che dicono la verità!»

Credo che renda l’idea, nonostante sia un concetto perfettamente discutibile, soprattutto alla luce di quegli studi condotti diversi anni fa su 205 gay dal Center for Disease Control and Prevention di Atlanta, e guidati dal dottor Trevor Hart.[1] Con le loro indagini, i ricercatori avrebbero scoperto che molti uomini gay non si danno nessuna etichetta e si dicono “versatili”, sicché per dare loro una collocazione li hanno definiti MSM, una sigla che sta semplicemente per «Uomini che fanno sesso con uomini». Ma basta così. Un commento simile lo abbiamo già analizzato in “Dominare o essere dominati…”, e non voglio approfondire oltre in questa sede. 

Secondo il Dipartimento di Psichiatria della McGill University di Montreal, anche le coppie lesbiche hanno i loro problemucci, del tutto diversi da quelli delle donne che fanno parte di una coppia etero.[2] Gli studiosi hanno esaminato le dinamiche di una coppia etero e di una coppia lesbica. I livelli di omofobia interiorizzata dei membri della coppia sono spesso molto alti comportando tutta la serie di conflitti irrisolti circa l’orientamento sessuale che chi c’è passato conosce bene.

Altri  problemi tutti nostri deriverebbero dalla “discrepanza delle fasi”, vale a dire che due membri della stessa coppia possono aver raggiunto la consapevolezza della propria omosessualità in momenti diversi della vita. La conquista della piena identità sessuale oltre che essere strettamente correlata alla vita sociale dei singoli membri della coppia, influirebbe anche sulla disponibilità a impegnarsi nella costruzione della relazione in essere, contribuendo così alla generazione di problemi inerenti la fedeltà all’altro. La discrepanza delle fasi determinerebbe il desiderio di maggiore indipendenza di un membro dall’altro, così come uno dei due potrebbe manifestare più paure se non ha completato del tutto la propria crescita, mostrandosi distaccato; un distacco che spesso viene percepito dall’altro come un abbandono.[3]

Aggiunge la signorina Ritter: «Alcune lesbiche e gay sono terrorizzati dalle relazioni troppo vincolanti, perché esse ricordano loro il sentimento di soffocamento che dominava prima del coming-out, quando ancora non erano venuti allo scoperto. […] Per esempio, le lesbiche sono spesso più in ansia dei gay per le reazioni dei familiari alla propria identità sessuale».[4]

Ancora, di recente pubblicazione sono il “Clinical handbook of couple therapy” di Alan S. Gurman il cui capitolo 24 è intitolato “Gay and Lesbian Couples in Therapy: Minority Stress, Relational Ambiguity, and Families of Choise” (di R. Green e V. Mitchell), e anche “Relationship therapy with same-sex couples” di J. J. Bigner, J. L. Wetchler Editors. Entrambi insistono sul concetto di “ambiguità relazionale”: «Le coppie gay spesso creano da sé l’ambiguità relazionale che le caratterizza, cercando di far proprio uno, o anche più parametri “tradizionali” della vita di coppia».[5]
Invece io credo che le coppie gay hanno spesso parametri diversi che rispondono comunque in modo perfetto alle loro esigenze, e aggiungerei che ogni coppia li ha diversi dall’altra, proprio come le coppie etero, ironia della sorte! Io mi figuro l'insieme di tutte le coppie del mondo come un quadro di Massimo Giannoni, magari "After the Dealing" - un ammasso di fogli di carta abbandonati che tradiscono l'importanza intrinseca che hanno rappresentato fino a pochi istanti prima per migliaia di persone; oppure una delle sue tante librerie disordinate che trasmettono a chi le guarda lo sforzo continuo che ognuno di noi sopporta giorno dopo giorno con l'intento di trovare il proprio posto in uno scaffale, per catalogarsi, omologandosi pur restando diverso dagli altri.  
 
Insomma, molti problemi se non ce li crea quella parte di società che non riesce ancora a considerare le coppie gay al pari di tutte le altre sulla terra, be’, ecco che ce li creiamo da soli. Alla luce di ciò ripeto ch’è vero che tutti abbiamo i nostri problemi, e che quelli delle coppie gay non sono uguali a quelli delle coppie etero, ma è altrettanto vero che tutti hanno una soluzione. Anzi, più d’una; anche se è una soluzione che non ci piace, ma è pur sempre una via d’uscita a una situazione d’empasse.

Personalmente, quando penso a un esempio di coppia gay da seguire penso ai miei amici C. & E., rispettivamente di 60 e 58 anni, che stanno insieme da più di 25 anni e che anno condiviso momenti terribili e terrifici come gli anni in cui s’iniziò a parlare per la prima volta di AIDS. Un esempio di fiducia e rispetto reciproco con pochi eguali.

Oppure penso allo scrittore Bernard Cooper e al suo Brian. La loro storia stra-ordinaria emerge fra le righe del bellissimo “The Bill from My Father”, tradotto ed edito in Italia da Playground nel 2008 col titolo “Il conto di mio padre” e che consiglio a chiunque non l’avesse ancora letto. Gay, e non.



[1]T. Hart, R. Wolitski, D. Purcell, Sexual Behavior Among HIV-Positive Men Who Have Sex With Men: What’s in a Label?,  in the Journal of Sex Research, maggio 2003

[3]In tal proposito ho già dato la mia testimonianza con il capitolo “Mr Tiger-Fish”, in “Volevo essere Miranda Hobbes”.

[4]Trad. mia: cfr. “Therapeutic Issues for Same-sex Couples”, aamft.org, di  Kathleen Ritter, PhD.

[5]J. J. Bigner, J. L. Wetchler, “Relationship therapy with same-sex couples”. Le virgolette della parola “tradizionali” sono mie.

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  • Commenti

peyote87MI sabato 15 ottobre 2011 - 12.36

ma chi li imita. =P

gredase venerdì 14 ottobre 2011 - 20.42

boh

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